Wednesday, December 10, 2014

In Grecia le origini dell’europeità

guerre persiane
di Marcus
La visione di un vecchio film sulla famosa battaglia delle Termopili (L’eroe di Sparta diretto da Rudolph Mate) ha offerto a chi scrive lo spunto per una breve riflessione su alcuni aspetti relativi alle origini dell’Europa (1), intesa come luogo geografico ove si è realizzato un particolare modus vivendi che ha condizionato fortemente la storia dell’umanità.
Cosa fa dell’Europa l’entità che tutti conosciamo: è una sua particolare conformazione fisica, ben distinta da altri luoghi limitrofi, o è qualcosa d’altro che fare di quest’appendice posta a nord-ovest del grande continente asiatico quella entità che, nel bene e nel male, ha esercitato un’enorme influenza sulla vita di generazioni di interi popoli, anche extra europei? Senz’altro vi è qualcosa d’altro, di diverso e di ordine superiore al mero dato fisico, sia antropologico che geografico.
La battaglia delle Termopili (480 a.C.) è l’evento che, assieme ad altri fatti d’arme dello stesso periodo (Maratona e Salamina) può essere assunto quale punto di riferimento per la nostra storia: alle Termopili pochi valorosissimi Greci si sacrificano nel combattimento, cercando di impedire l’avanzata alle truppe della dilagante potenza asiatica persiana, guidata dall’imperatore Serse.
È nella Grecia degli eroi Spartani, massacrati alle Termopili, che nasce e si sviluppa la filosofia occidentale; è lì che prende forma quel modo di porsi, da parte dell’uomo, di fronte alla realtà scoprendo l’intelligibilità delle cose esistenti; è lì che l’uomo incontra la razionalità dell’essere (2).
Sulla via del pensiero, l’uomo si avvia all’incontro con l’essere; interroga la natura e avverte che nelle cose vi è qualcosa di più grande del loro valore pratico; comprende la possibilità di capire il senso dell’esistenza delle cose; si rende conto che una profonda e sapiente razionalità è il principio di tutto. Si tratta dell’incontro con il logos, la ragione intelligibile, il senso conoscibile e comunicabile, il principio.
Se si fossero imposti i Persiani di Dario e di Serse, se avesse vinto l’Asia, lo spirito umano sarebbe rimasto confinato nell’angusto spazio del mito (3) il quale, con le sue luci e le sue ombre, avrebbe continuato a mediare tra la realtà e l’irrealtà. Invece, è nella Grecia che respinge l’orda asiatica (peraltro della stessa origine indoeuropea) che prende vita quello che potremmo definire il tratto distintivo del tipo europeo, ossia dell’uomo che rompe gli indugi e, attraverso l’uso delle proprie facoltà cognitive, si sforza di comprendere la realtà ed il suo senso. È il cammino che lo spirito umano intraprende, attraverso la via del pensiero, verso la verità, verso la dimora del logos. Un cammino non facile, irto di difficoltà per la limitatezza delle natura umana e, perciò, necessitante di una Rivelazione dall’Alto, ma necessario e che si consumerà nell’incontro con il logos incarnato, Gesù Cristo, la seconda persona della Santissima Trinità.
All’antica Grecia delle battaglie di Maratona, delle Termopili e di Salamina, al valore ed al sacrificio di quegli uomini che vi combattereno; a uomini come Milziade, Leonida e Temistocle così come Talete, Parmenide, Eraclito, Socrate, Platone e Aristotele l’uomo europeo deve gran parte della propria identità.

Le battaglie
Maratona
A Maratona – costa nord orientale dell’Attica, a 42 km da Atene – nel 490 a.C., si svolse la battaglia tra Persiani e ateniesi che decise la sorte dell’invasione della Grecia, tentata da dai Persiani guidati da Dario. L’esercito persiano, sotto il comando di Dati e di Artaferne, si accampò lungo la costa con il proposito di marciare su Atene (il terreno pianeggiante favoriva l’impiego della cavalleria, e l’Eubea poteva assicurare i rifornimenti all’esercito invasore). Gli ateniesi, chiesto aiuto a Sparta, uscirono dalla città e si accamparono alle falde delle colline. Il comandante Milziade, che aveva esperienza di guerra contro i Persiani, impose la tattica vincente: schierati i 10000 opliti ateniesi ed i 1000 Plateesi di rinforzo lungo una linea compatta, con maggiore profondità alle ali, durante una momentanea assenza della cavalleria persiana, Milziade attaccò frontalmente il nemico costringendolo a ripiegare sulle navi. La pesante formazione oplita ebbe la meglio sul più duttile, ma leggero, schieramento persiano, svantaggiato anche dal mancato intervento della cavalleria. Secondo la tradizione, caddero 192 Greci 6400 persiani, e la notizia della vittoria venne portata ad Atene da Fidippide, il quale morì subito dopo di fatica per la lunga corsa (da questo episodio deriva la moderna specialità sportiva della maratona). L’esito della battaglia fu di grande importanza politica, perché mostrò che i Greci potevano battere il grande impero persiano.
Termopili
Presso le Termopili – valico della Tessaglia posto nella Grecia centro orientale, fra il monte Eta ed il golfo di Lamia – nel 480 a.C. i Greci concentrarono le loro forze terrestri per sbarrare la strada ai Persiani guidati da Serse, successore e figlio di Dario. Ma, dopo tre giorni di aspra lotta, con una manovra d’aggiramento, i Persiani sorpresero alle spalle e sbaragliarono i soldati Greci, aprendosi in questo modo la strada per la Beozia e l’Attica. La strenua ed eroica resistenza, nonché la tragica fine, del contingente greco, 300 guerrieri spartani guidati dal Re Leonida, rese leggendari l’episodio ed il passo.
Per commemorare il sacrificio di Leonida e dei suoi uomini, nel luogo dove si svolse la battaglia, fu piazzata la statua di un leone sulla quale era scolpita questa scritta: viaggiatore, va a dire a Sparta che noi siamo morti per ubbidire alle sue leggi.
Salamina
Durante la seconda guerra persiana, nel 480 a.C. e dopo la sconfitta patita dai Greci alle Termopili, l’isola di Salamina accolse la popolazione evacuata dall’Attica, ormai invasa dai Persiani, e divenne la base della flotta greca. Il comandante ateniese Temistocle decise di dare battaglia nello stretto braccio di mare fra l’isola e l’Attica. La flotta da guerra greca, costrinse all’immobilità le navi persiane di Serse, in gran numero e ammassate in uno spazio angusto. I Persiani dovettero ritirarsi con una perdita di circa 200 navi e di un intero corpo, sbarcato nella piccola isola di Psittalia.
Platea e Micale
Nell’Agosto del 479 a.C., si svolsero le battaglie che segnarono la definitiva sconfitta dell’impero persiano. Circa 100.000 Persiani (300.000 secondo Erodoto), guidati dal comandante Mardonio (parente di Dario), si scontrarono e persero a Platea (sud della Beozia) contro le forze greche – 80.000 uomini (108.000 secondo Erodoto) suddivisi tra Spartani, Ateniesi, Plateesi, Corinzi e Micenei – guidate dallo Spartano Pausania (tutore di Plistarco, figlio di Leonida) e dall’Ateniese Aristide. Nella stessa estate, la flotta persiana fu sorpresa a Micale da quella greca (al comando di Leotichiade) che la distrusse completamente. Da questi episodi vittoriosi, i Greci compresero che la vittoria in una guerra come quella combattuta contro la grande potenza asiatica, dimostrava che l’unità dei popoli del Peloponneso poteva essere la premessa per fare della Grecia una potenza capace di espansione.
La filosofia
La filosofia (ricerca della sapienza) nasce nell’antica Grecia, tra il VII° ed il VI° secolo a.C., in ambienti religiosi soprattutto legati all’orfismo. Dapprima essa si esprime con lo stesso linguaggio della letteratura non filosofica (la poesia ed il racconto mitologico), tentando però di dare ragione dell’esistente. I suoi primi e massimi rappresentanti sono Talete, Anassimandro, Anassimene ed Eraclito. Parmenide di Elea (520-440 a.C.), afferma l’unicità e l’immutabilità essenziale dell’essere, intendendo il cambiamento e la molteplicità come apparenze: con Parmenide la filosofia è già metafisica (4). Il grande periodo della metafisica del VI° secolo a.C. (Pitagora, Parmenide, Eraclito) subisce una battuta d’arresto con i sofisti (Protagora, Gorgia, Ippia, Prodico, Trasimaco) che operano nell’Atene del V° secolo. I sofisti prediligono i temi dell’antropologia e si caratterizzano per una dialettica finalizzata soprattutto all’esercizio della retorica ed all’attività politica; il loro pensiero è essenzialmente scettico (5). La figura di Socrate (470 o 469-399 a.C.) si erge in questo contesto per la sua capacità di tornare alle grandi tematiche della metafisica: la verità oggettiva, i valori eterni, il destino dell’uomo, l’immortalità dell’anima, l’ispirazione divina che guida nella realizzazione del bene. Socrate è l’ideatore della dottrina del concetto, ossia dell’essenza universale delle cose. Egli è colui che introduce nella filosofia il metodo della dialettica finalizzata non a convincere (come la retorica dei sofisti), ma a ricercare insieme all’interlocutore una verità che è intima alla coscienza dell’uomo e che occorre tirar fuori (maieutica).
Discepolo di Socrate, Platone (428-347 a.C.) pone e risolve la questione dei princìpi primi del reale, che scopre nelle idee sussistenti, fondamento di tutte le cose esistenti che, delle idee sussistenti, sono altrettante imitazioni – imperfette, particolari e contingenti – rese tali dalla materia, sede del divenire e fonte di tutti i difetti dell’esistenza. Platone esalta il primato dello spirito e dei suoi valori e svaluta il sensibile ed il temporale. Egli attribuisce ad un Demiurgo – artefice e padre dell’universo, che ordina e non crea – la mediazione tra idee e materia considerando questa come la necessaria e insopprimibile antitesi delle idee. Platone, più di ogni altro filosofo pre-cristiano, si avvicina a Dio, riconosce la spiritualità dell’anima umana e riconosce la funzione purificatrice del dolore e l’esigenza di una Rivelazione divina e della vita eterna. Arriva addirittura a descrivere la figura del giusto perseguitato e ucciso, cosa che pare un’immagine profetica di Cristo.
Aristotele (385-322 a.C.) rappresenta il più elevato vertice del pensiero umano non illuminato dalla Rivelazione; sulla scia di Platone, tenta di conciliare essere e divenire, trascendenza ed immanenza, materia e spirito, percezione e pensiero. Secondo Aristotele, conoscere significa sperimentare e astrarre; afferma, contro la dicotomia platonica, l’unione sostanziale tra anima e corpo nell’uomo; riconosce un’anima immateriale e incorruttibile. La sua visione dell’uomo, fonda un’etica che non rifiuta il sensibile ma lo subordina alla ragione, disponendo l’uomo a tutti i beni della vita. Ne risulta un’evidente valorizzazione delle passioni, regolate dalle quattro virtù cardinali, il cui esercizio dispone alla sapienza quale contemplazione dell’Ottimo Intelligibile, ultimo fine dell’esistenza.
Note
(1) Il nome Europa deriva dalla mitologia greca e significa grandi occhi. Secondo il mito, Europa era la figlia di Agenore, re di Tiro, di lei si innamorò Zeus, il padre degli dei, e dalla loro unione nacquero tre figli: Minosse, Radamente e Sarpedonte. In seguito, Europa sposò Asterione, re dei Cretesi, il quale adottò i tre figli di lei. Alla morte di Asterione, Minosse diventò re di Creta e diede il suo nome alla più antica civiltà greca, quella minoica. Per onorare Minosse e sua madre, i Greci diedero il nome di Europa al continente posto a nord di Creta.
(2) Secondo Aristotele e San Tommaso d’Aquino, l’essere, nelle sue proprietà e nelle sue manifestazioni, è oggetto primario dello studio della metafisica.
(3) In generale il mito è una rappresentazione fantastica di personaggi o di eventi. Sul valore del mito, che svolge un ruolo fondamentale in tutte le culture tradizionali e anche nella prima filosofia greca, si danno due interpretazioni contrastanti, una positiva e una negativa. Secondo quest’ultima, il mito è pura creazione di una umanità ingenua, infantile, immatura, priva di categorie logiche che, più o meno istintivamente, falsifica la realtà e la storia (è l’interpretazione razionalistica ed illuministica). Di contro, l’interpretazione positiva considera i miti la metafisica dei popoli antichi. Chi sostiene questa tesi ritiene di poter distinguere due tipi di metafisica: una mito-metafisica, che elabora una spiegazione della realtà con la fantasia e la esprime in termini mitici, e una logico-metafisica, che elabora una spiegazione della realtà con la ragione e, quindi, formula una spiegazione fatta di concetti.
(4) Metafisica, letteralmente, significa dopo la fisica. È un’espressione che adoperava Andronico di Rodi, primo curatore delle opere di Aristotele di fascicoli che si trovavano dopo l’opera titolata Fisica e che trattavano di questioni che trascendono l’ordine dello spazio e del tempo e, quindi, del mondo fisico e storico. La metafisica è definita da Aristotele filosofia prima, scienza delle cause ultime e dei principi supremi.
(5) Lo scetticismo è la posizione filosofica che assolutizza il momento della ricerca e del dubbio, finendo per non trovare alcun criterio che garantisca una qualsiasi certezza.
Bibliografia
Antonio Livi e Antonio Marchetti “La filosofia e la sua storia” Vol. I Società editrice Dante Alighieri.
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