Monday, February 13, 2012

L'OLOCAUSTO DELL'ARIA. DRESDA 13-14 FEBBRAIO 1945





Si sente frequentemente la vergognosa panzana di qualche imbecille secondo cui il criminale bombardamento di Dresda avrebbe costituito una sorta di rappresaglia conseguente alla scoperta degli orrori del campo di concentramento di Auschwitz, all'arrivo delle truppe sovietiche il 27 gennaio.
Panzana, perché la strategia terroristica inglese prima e angloamericana poi era giá iniziata fin dalla salita al potere di Winston Churchill, il 10 maggio 1940.
Fino a quel momento nessuno dei contendenti aveva attaccato "espressamente" la popolazione civile; la notte dell'11 maggio 1940 trentasei bombardieri inglesi iniziarono la strage di civili portandosi sopra München-Gladbach, in Westfalia.





 Gli attacchi tedeschi contro Londra non solo furono di quattro mesi successivi (7 settembre 1940) al primo attacco inglese ma furono preceduti dall' avvertimento tedesco, dopo il sesto bombardamento subìto da Berlino, che in caso di nuovi attacchi contro la popolazione civile sarebbe scattata la reazione.
Ben prima dell'apertura dei cancelli del campo di Auschwitz la RAF s'era adoperata con sadica dedizione a scatenare la propria furia sulla cittá d'Amburgo dove, a partire dalla notte del 24 luglio fino al 2 agosto del 1943, furono scaricate ottantamila bombe dirompenti, ottantamila al fosforo liquido e cinquemila bidoni di fosforo liquido; metá delle case della cittá furono distrutte; 50.000 le vittime immediate degli attacchi, nella stragrande maggioranza bruciati vivi, 125.000 i feriti ed ustionati di cui 50.000 deceduti nei giorni successivi.
Vergognosa, poiché solo una dev'essere la tragedia da ricordare (indovinate quale), mentre tutte le altre o non debbono costituire motivo per "rimanere ostaggi del passato" (Napolitano dixit) o, comunque, possono e/o debbono trovare una esigenza di "contestualizzazione" storica (la lotta contro la barbarie nazi/fascista, la reazione, l'esasperazione, la democrazia etc etc etc).
La campagna di annientamento del territorio e della popolazione tedesca continuó trionfante nei mesi successivi; in quella stessa estate Bochum, Dusseldorf, Remscheid, Darmstadt, Strasburgo, Brema, Kassel, Francoforte, Mannheim, Stoccarda, Monaco, Norimberga, Aquisgrana, Hagen, Münster furono piú volte visitate dai bombardieri del maresciallo Harris, il macellaio di fiducia di Sua Maestá.
Dal 18 novembre di quell'anno fino al marzo del 1944 Berlino fu continuamente devastata da attacchi terroristici e Lipsia subì un durissimo bombardamento il 3 dicembre 1943.
Una frenesia distruttrice, una libidine di odio e di volontá d'annientamento, meritevoli d'una indagine psichiatrica, s'impadronirono del boia Harris e del suo degno compare statunitense Spatz.
Piú la Germania s'indeboliva di fronte alla coalizione avversaria, piú la ferocia aumentava d'intensitá.
Alla fine del 1944 furono bombardate la Friburgo tedesca e, forse per non sbagliarsi, anche quella svizzera; Colonia, Duisburg, Essen, Düsseldorf, Ulm, Stoccarda, Karlsruhe, Heilbronn, Ludwigshaven, Saarbrücken, Norimberga, Monaco, Bonn, Coblenza, Brema, Wilhelmshaven, Braunschweig, Osnabrück, Münster, Giessen, Düren negli ultimi mesi del 1944 furono annientate da tonnellate di bombe scagliate dai "liberators" democratici.
Dresda era un bersaglio appetibile; era popolata da centinaia di migliaia di profughi fuggiti da est all'arrivo dell'Armata Rossa.
Così scrive Piero Buscaroli: "Churchill aveva fretta, stava preparandosi a partire per Malta prima e poi per Yalta e voleva fare un figurone con Stalin. Era convinto che una carneficina di gente così poco entusiasta d'essere liberata dal suo esercito non potesse che fargli piacere. Convocò il segretario di Stato dell'aria, Sir Archibald Sinclair, e gli domandò se non si 'sentisse una voglia matta di rompere le ossa a tutti quei profughi'.
Per via gerarchica, dal capo di stato maggiore Sir Charles Portal, al suo vice Sir Norman Bottomley, l'ordine raggiunse Arthur Travers Harris, che trovò Dresda l'obbiettivo ideale. Lui e il suo socio americano James Doolittle avevano appena saputo che ai 630.000 abitanti di Dresda si era aggiunti mezzo milione di rifugiati".
Con l'aiuto dei loro soci d'affari statunitensi, la RAF uccise, in quattordici ore da cento a duecentomila civili innocenti; ma potrebbero essere anche di piú secondo la Croce Rossa internazionale di Ginevra. Il calcolo era reso impossibile dell'incenerimento di decine di migliaia di vittime e dalla presenza massiccia e non registrata di centinaia di migliaia di profughi tedeschi provenienti dall'est.
Grazie ai bidoni di fosforo e alle 650.000 bombe e spezzoni incendiari, il fuoco divenne rogo, la morte agonia, la distruzione incenerimento. Tutte le decine di migliaia di persone impregnate dal fosforo rovesciato a torrenti sulle case, sulle strade, in ogni angolo della cittá, persino all'interno dei rifugi erano diventate torce viventi
Dresda era cittá aperta, destinata all'accoglienza dei profughi e non era stata apprestata alcuna difesa. Gl'incendi arrostivano l'aria che, bruciando, provocava uragani di vento infuocato a duecento chilometri all'ora e alla temperatura di mille gradi.
Varie ondate di attacchi terroristici annientarono case, colonne di soccorso, ambulanze, pompieri. La cittá era piena di corpi appiccicati sull'asfalto, bruciati, carbonizzati, triturati, masse irriconoscibili, miseri mucchi di cenere, ossa e grasso.
Le fiamme si scorgevano sino a 200 chilometri di distanza mentre le ondate successive di caccia cercarono di terminare con cura il precedente lavoro dei bombardieri andando a mitragliare i gruppi di persone in fuga dalla cittá; bersaglio dei caccia statunitensi fu la folla che stava attraversando il giardino zoologico "Così trovò la morte la nostra ultima giraffa" raccontó il guardiano.
Dresda brució per sette giorni interi e la ricerca dei cadaveri duró piú d'un mese; non bastarono le fosse comuni a garantire sepoltura alle vittime; si dovettero allestire enormi pire al centro della cittá dove venivano accatastati migliaia di cadaveri informi che bruciarono per settimane e settimane.
Ad ereditare la devastazione provocata dai loro criminali utili idioti alleati occidentali arrivó l'Armata Rossa che poté così impadronirsi delle decine di migliaia di ori e preziosi trovati addosso ai morti e che la pignola burocrazia tedesca aveva minuziosamente inventariato.
Arthur Travers Harris ottenne il titolo di "Sir" nel 1953; di fronte alle accuse che provenivano anche dal suo paese, questo solerte macellaio rispose che la strategia terroristica dei bombardamenti era stata decisa dal governo e che lui s'era limitato ad obbedire agli ordini che provenivano dal ministero.
Le stesse parole che tanti sottufficiali e ufficiali della Wehrmacht opposero invano ai tribunali che li giudicarono per atti molto meno atroci ed osceni di quelli compiuti dai gangster volanti angloamericani.
Gianni Correggiari

fonti: Fernando Ritter "Fascismo e antifascismo, Milano, 1992; Piero Buscaroli "Dalla parte dei vinti", Milano 2010.