Wednesday, October 5, 2011

Inchiesta sulla responsabilità del presidente cipriota nell’esplosione della base navale




Una commissione di inchiesta pubblica, sull’esplosione del  deposito di armi che ha ucciso tredici persone e distrutto la principale centrale elettrica del paese a luglio, ha concluso lunedì che la responsabilità è  del presidente cipriota Demetris Christofias. Il capo della commissione, Polis Polyviou, ha consegnato la conclusione di questa indagine - che non ha sfogo legalmente – al presidente e al procuratore generale prima di indirizzarsi alla stampa.

“ Purtroppo, basandosi su dei fatti dimostrati a traverso delle testimonianze che ho raccolto , non ho altra scelta che di concludere che il presidente della Repubblica ha una responsabilità istituzionale e personale in questa vicenda” ha dichiarato Polis Polyviou.
 Secondo lui , il ruolo del presidente Christofias in questa faccenda dell’esplosione é « diretta, specifica, seria e senza ambiguità” . L’esplosione del 11 luglio di una carico di armi confiscate all’Iran sotto richiesta dell’ONU e conservato in una base navale, ha provocato la morte di tredici persone e distrutto la centrale elettrica del paese, che produceva il 60% dell’elettricità dell’isola. Oltre alla penuria di elettricità , questa tragedia ha provocato una crisi politica nel paese, dove delle manifestazioni regolari reclamavano le dimissioni del presidente Christofias. Degli economisti hanno valutato ad 1miliardo di euro –per un prodotto interno lordo di 17, 4 miliardi di euro- i danni provocati alla centrale. Il giorno dell’esplosione , il ministro della difesa Costas Papacostas, aveva dato le dimissione al presidente Demetris Christofias che le aveva accettate , cosi come quelle del comandante della guardia nazionale. A fine luglio il capo dello Stato aveva chiesto e accettato le dimissioni di tutti i membri del governo. Invece il presidente Christofias bersaglio delle manifestazioni quotidiane che reclamano le sue dimissioni dal giorno dell’esplosione , ha sempre indicato di non avere nessuna intenzione di lasciare il suo incarico.